Icone Sacre a Varese

Mandylion


Il Santo Mandylion

 “Dio si è fatto uomo per rigenerare l’immagine dell’uomo distrutta dal peccato, restaurando così la sua icona originale”

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L’iconografia cristiana, e in particolare la possibilità di rappresentare Cristo uomo-Dio, trova il suo fondamento nel mistero dell’Incarnazione. E’ superato il divieto della legge mosaica a rappresentare Dio, poiché Egli stesso si è fatto uomo e di conseguenza l’icona rende testimonianza dell’Incarnazione di Dio.

L’immagine di Cristo, non può essere creazione arbitraria degli artisti, se è veicolo, al pari della Scrittura della rivelazione divina, di Colui che volle lasciare impressi i tratti del Suo Volto sul Santo Mandylion.

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La prima icona di Cristo è il Santo Volto Acheropita ("non fatto da mano d'uomo") cioè l’impronta che Gesù stesso, lasciò miracolosamente impressa sul telo di lino (Mandylion) che in occidente è stato reinterpretato come telo della Veronica, ma ha la sua origine nella storia di Abgar V Ukhama, principe di Osroene, piccolo stato fra il Tigri e l'Eufrate, la cui capitale era Edessa.

 Il re Abgar, lebbroso, inviò a Cristo una lettera nella quale Lo supplicava di recarsi a Edessa per guarirlo. Di questa lettera e della risposta di Gesù, dà testimonianza Eusebio di Cesarea.

Alla professione di fede di Abgar Gesù risponde:<>.

La tradizione narra che al vano tentativo dell’inviato del re di ritrarre Cristo "a causa della gloria indicibile del suo Volto” Gesù stesso abbia impresso su un panno(mandylion) i suoi lineamenti . La guarigione di Abgar  si compì con la conversione, dopo la missione di san Taddeo.
  Abgar pose sopra una delle porte della città la Santa Immagine. Essendo il suo pronipote ritornato al paganesimo, il vescovo della città, per proteggere il Mandylion, lo fece murare, ponendo all'interno della nicchia, una lampada accesa. Col tempo, il nascondiglio fu dimenticato. Fu riscoperto nel periodo in cui il re dei Persiani assediava la città (544 o 545): la lampada era sempre accesa e l’Immagine, intatta si era pure impressa sul lato interno della tegola che la schermava (Santo Keramion).


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